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ANGELO DELLA GRAVITA'
di Massimo Sgorbani
regia Benedetta Frigerio
con Franco Branciaroli
LA CRITICA
Certo lo sappiamo che Franco Branciaroli è uno dei nostri
massimi attori grazie a interpretazioni che hanno lasciato il
segno. Ma il Branciaroli che si è visto al 26 festival
di Asti è qualcosa di più: un interprete che ha
coraggio e generosità, che si mette a disposizione di un
autore non notissimo, ma premiato dal Riccione 2001, Massimo Sgorbani,
scegliendo di essere diretto da una giovane regista di talento,
Benedetta Frigerio, sotto gli auspici dell'Associazione Teatrale
Pistoiese. Lo spettacolo, che ha riunito tutti questi elementi,
è destinato ad una vita lunga anche perché non si
tratta solo di uno dei tanti assoli di questa estate o di una
prova di bravura fine a se stessa, ma della rappresentazione di
un percorso d'attore di straordinario impatto grazie anche alla
forza evocatrice del testo. Angelo della gravità
è uno spettacolo che lascia senza respiro fino al liberatorio
applauso finale, da ricordare come l'interpretazione di Branciaroli,
una specie di clown disperato con le scarpe da tennis alla caviglia
e un materasso legato al corpo: una deformazione del pensiero,
uno sputazzo emblematico che nasce dal disagio. (Maria Grazia
Gregori, L'Unità)
Branciaroli, ambiguo uomo-bambino stretto in un materasso che
ne richiama il pancione, è davvero bravissimo, e abbandonando
certi vezzi virtuosistici raggiunge qui una graffiante asciuttezza.
(Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore)
Condotta con mano lieve dalla regista Benedetta Frigerio in un
percorso a stazioni in una cella dove troneggia un'enorme torta,
Branciaroli opera una mimesi incantata, quieta e sbalorditiva.
(Rodolfo Di Giammarco, La Repubblica)
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