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Teatro dei Due Mari

ATRIDI

di Michele Di Martino dall’Orestea di Eschilo
con Pamela Villoresi, David Sebasti
e con Renato Campese, Silvia Budri Da Maren,
Andrea Bacci, Elena Sbardella, Maurizio Panici
regia Maurizio Panici
impianto scenico Arnaldo Pomodoro
realizzato da Giorgio Gori
costumi Dialmo Ferrari
musiche Stefano Saletti
debutto: Teatro greco-romano di Tindari, Festival dei Due Mari, 23 maggio 2010
medeaOrestea Atridi nasce dall’esigenza forte di rileggere il mito di Oreste calandolo in una realtà che appartenga al nostro presente.

La domanda era: quale codice barbarico è ancora vivo oggi?
Quale codice affonda le sue radici lontano nel tempo, ma continua a conservare una sua validità nelle pieghe, o meglio nelle piaghe, di questa società?
Ci è parso che la cultura e il codice mafioso potessero sostenere opportunamente la nostra idea di contestualizzazione.

La saga degli Atridi diventa la storia di una famiglia di potere e di mafia, abituata a risolvere i conflitti con l’uso sbrigativo di una giustizia privata che si scontra inevitabilmente con la società civile.

Ma Orestea è anche il viaggio di Oreste alla conquista della propria maturità di uomo, un percorso che corre parallelo al cammino della società civile verso la democrazia, verso l’abbandono della barbarie e la conquista della norma, del diritto.
Maurizio Panici

Estratti stampa


L'Orestea-Atridi dal mito classico alla saga di mafia
Convincente rappresentazione a Tindari

L'Orestea-Atridi, tratta da Eschilo, ma interamente riscritta da Michele Di Martino e presentata a Tindari dal "Teatro dei Due Mari" domenica sera, è uno spettacolo che merita di essere visto per il rigore etico-concettuale che viene mutuato dal grande drammaturgo di Eleusi, per il quale gli accadimenti relativi alla saga degli Atridi, impastata di funesta barbarie e di infamie allucinanti, vanno letti e giudicati alla luce della morale e della giustizia divina che gli uomini offendono con la loro tracotanza, il loro orgoglio e il loro dannato cinismo. Eppure, per Eschilo il tempestare dell'odio e della presunzione si placa, alla fine, nella suprema pace della giustizia. Il male deve tacere, e tacerà; il grido di dolore delle vittime si spegnerà, perché il bene, presto o tardi, vince. Deve anzi trionfare. Queste idee millenarie camminano parallele a quelle che la Sicilia onesta di oggi – sembra dire lo spettacolo – predica e testimonia tramite Falcone, Borsellino, Chinnici e i tanti martiri della legalità. Di ottimo livello le interpretazioni del cast degli attori: di Pamela Villoresi, in primo piano, che disegna plasticamente i tratti connotativi della donna mafiosa. E, accanto alla sua, quella di David Sebasti (don Pino), di Renato Campese (il Monsignore), di Maurizio Panici (regista e controfigura di Agamennone), di Silvia Budri Da Maren (Elettra), di Andrea Bacci (Oreste) e di Elena Sbardella (Cassandra/Ifigenia). Le scene sono di Arnaldo Pomodoro, le musiche di Stefano Saletti.
“La Gazzetta del Sud”, 25 maggio 2010 - Salvatore Di Fazio

Gli Atridi e la mafia l' Orestea riletta


LA TRAGEDIA di Oreste ed Elettra trasportata nella Sicilia violentata dalla mafia. È la scommessa di "Orestea-Atridi", da Eschilo, nella rielaborazione di Michele Di Martino, per la prima volta in Sicilia, a Tindari, per il Teatro dei due mari. Seppure con un finale didascalico, la regia di Maurizio Panici realizza uno spettacolo coinvolgente, con l' accorata interpretazione di David Sebasti (don Pino, ispirato alla figura di padre Puglisi), Pamela Villoresi (Clitennestra), Renato Campese (un monsignore votato al male) e Silvia Budri Da Maren (Elettra). Nell' impianto scenico di Arnaldo Pomodoro, il conflitto tra Stato e familismo mafioso si fonde di accenti siculi ed echi della tragedia greca.
“La Repubblica” , 28 maggio 2010 – Marco Olivieri


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