CANTO DELLA ROSA BIANCA
Studenti contro Hitler, Monaco 1942/43
documentario teatrale scritto e narrato da

Maurizio Donadoni

musiche originali eseguite da
Nicola Alesini
collaborazione artistica
Miae Kim
luci
Roberto Chiti
effetti Video
Franco Grisa
foto di scena
Andrea Annessi Mecci
spettacolo realizzato in collaborazione con
Samizdat & Company
debutto
Pistoia, Teatro Manzoni - 24 aprile 2002

Con lo spettacolo "Canto della Rosa Bianca. Studenti contro Hitler, Monaco 1942/43" - trasmesso in diretta su Radio 3 Rai per "Teatri Sonori" a cura di Laura Palmieri e condotto da Gianfranco Capitta - l´Associazione Teatrale Pistoiese inaugura nell´anno 2002 il nuovo corso di produzione avviato attraverso la recente nomina alla direzione artistica di Cristina Pezzoli.

Dopo venti anni di attività ed esperienza di efficace funzionamento del circuito teatrale provinciale, l´Associazione Teatrale Pistoiese si appresta quindi ad affrontare un´attività di produzione teatrale stabile che avrà come cardine esclusivo la drammaturgia italiana contemporanea, candidandosi, con il sostegno della Regione Toscana, al riconoscimento di Teatro Stabile di Iniziativa Privata.

"CANTO DELLA ROSA BIANCA" prende spunto da un episodio di resistenza al regime totalitario di Hitler: dall´estate 1942 al febbraio 1943 un gruppo di cinque amici di diversa estrazione sociale, culturale ed ecclesiale, studenti dell´Università di Monaco assieme al loro insegnante prediletto dettero vita al movimento noto col nome di "Rosa Bianca" che cercò di risvegliare le coscienze sopite dei giovani tedeschi attraverso la diffusione di sei volantini ciclostilati distribuiti a mano o inviati per posta in varie città della Germania ed anche con scritte sui muri dei quartieri universitari.
Il 18 febbraio del 1943 i fratelli Scholl decidono di uscire allo scoperto, lasciando tremila copie del sesto volantino all´interno dell´università; scoperti e bloccati da un bidello, sono tratti in arresto e consegnati alla Gestapo, da tempo sulle loro tracce. Sottoposti, dopo quattro giorni di interrogatori ad un processo farsa da parte del tribunale del popolo, Hans, Sophie e Christoph Probst, arrestato nel frattempo, vengono condannati a morte per alto tradimento e decapitati nella prigione di Monaco-Stadelheim. Prima di morire è loro concesso di incontrarsi per un minuto. A Sophie è rimasta una sigaretta, l´ultima in tre. La fumano in silenzio. Sulla sigaretta la giovane ha scritto: LIBERTA´.
La stessa sorte toccherà in seguito a Willi Graf, Alexander Schmorell ed al professor Kurt Huber. Altri tre processi annientano del tutto la "Weisse Rose" che, tra studenti direttamente coinvolti nella stesura e diffusione degli scritti, simpatizzanti o a semplice conoscenza dell´attività di resistenza, conterà alla fine della guerra poco meno di novanta persone condannate a pene variabili dai sei mesi ai sedici anni di lager oltre ai quattordici giustiziati, tra cui il ventenne Hans Leipelt, decapitato per aver ricopiato a macchina il sesto volantino nonché organizzato una colletta per la moglie ed i figli del professor Huber, ridotti in miseria dalla morte del capofamiglia.
Gli appelli di quegli studenti e del loro insegnante riprodotti in centinaia di migliaia e riversati dall´aviazione inglese sulle città tedesche rimasero allora senza eco e non ebbero presa alcuna sul popolo del Terzo Reich. Ma il sacrificio della "Weisse Rose" non fu vano. Appartiene alle più grandi e nobili opposizioni della storia: insegna che la democrazia non è uno stato acquisito una volta per tutte e che le dittature possono essere impedite solo con il coraggio civile, la resistenza personale e di gruppo, costi pure la vita.

"Weisse Rose Lied" racconta la storia di un gruppo di amici che, in tempi d´apocalisse, seppero inventare e mantenere una rotta diversa dalla maggioranza urlante o muta, rinnegare l´indottrinamento coatto in nome di una coscienza critica autonoma, trovare il coraggio di buttare il proprio corpo nella lotta contro la disumanità nazista, nel nome di fede e morale, finalmente umane. Limpidi, puri e vitali, come i giovani di ogni tempo, che discutono, ballano, cantano, bevono, ascoltano musica, si innamorano, scrivono sui muri che è ora di cambiare il mondo e non temono di fallire…"Il fine del viaggio, alla fine del viaggio, è che il viaggio non abbia fine. Prosegua per tutti verso altre stazioni, liberi di decidere la destinazione finale, o anche di non decidere niente, o di interrompere il viaggio e ritornare al punto di partenza o addirittura più indietro. Tutti ben avvertiti e consapevoli però del fatto che essere liberi oggi di poter decidere anche di non decidere, è un´eredità di bene costata milioni di vite stroncate in fiore, e dunque non andrebbe dispersa mai, ma consegnata intatta alle generazioni future, così come l´abbiamo ricevuta, dono di sangue e d´amore"

Maurizio Donadoni


MAURIZIO DONADONI
Premio speciale IDI 1986 per l´interpretazione della tragedia Bestia da stile di P.P. Pasolini, consegue nello stesso anno il premio UBU come miglior giovane attore. Gli viene assegnato il premio di drammaturgia "Riccione-Ater 1991" per il primo testo che scrive (Fosse piaciuto al cielo) e, nel 1994, il premio "Iside-Festival di Benevento" per il secondo, Memoria di classe, opera che riceve nel 1995 il premio "Enrico Maria Salerno" per la drammaturgia di impegno civile. In teatro - tra gli altri - ha recitato diretto da Lavia (I masnadieri), Vasilicò (Il ritratto di Dorian Gray), Ronconi (Dialoghi delle Carmelitane), Castri (La vita è sogno), Cecchi (Amleto, La serra), Pezzoli (L´annaspo); in cinema da Ferreri (Storia di Piera e Il futuro è donna), Lizzani, Rossi, Battiato, Bevilacqua, Pozzessere, Ponzi, Sanchez. Protagonista di sceneggiati televisivi tra cui Un bambino di nome Gesù, Scoop, L´ispettore anticrimine, La Piovra.
Tra gli altri testi finora scritti ha inoltre rappresentato con successo Fegatelli, Checkpoint K e Weisse Rose-Lied. Dal 1999 è direttore artistico di Samizdat, associazione per la produzione artistica non allineata.

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