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CANTO DELLA ROSA BIANCA
Studenti contro Hitler 1942/43
Documentario teatrale scritto e narrato da Maurizio Donadoni
LA CRITICA
Strutturato come un viaggio in metropolitana, lungo 14 stazioni,
Canto della rosa bianca procede nella sua prima parte
dalla biografia del führer alla cattura del consenso fino
al primo pogrom contro cittadini ebrei. La seconda parte è
il racconto incalzante della maturazione, fino all'uscita allo
scoperto nell'università bavarese, di quel gruppo di
ragazzi e del loro professore: la fede della ragione (e in qualche
modo della "normalità" del sentire) contro
la violenza cieca del nazismo. La caduta delle sedie mima il
rumore sordo della ghigliottina, la partitura e le improvvisazioni
di Alesini danno spazio alla tragedia dentro ogni spettatore.
Sembra solo un semplice racconto di un triste passato prossimo,
ma la sincerità e la performance straordinaria di Donadoni
fanno di questo Canto un amarissimo monito per oggi. (Gianfranco
Capitta, Il manifesto)
Un'orazione civile che si srotola con passione per due ore.
Lo sdegno, il rifiuto netto di ogni forma di nazismo e di fascismo
si evincono direttamente dai fatti raccontati, fogli alla mano,
da un energico e preciso Donadoni. È potentissima la
sua presenza scenica, in abito bianco, contro un fondale su
cui scorrono frammenti di immagini d'epoca, agghiaccianti stralzi
di comizi hitleriani che cozzano stridenti con i fermenti culturali
che l'Europa allosa stava vivendo
L'attore bergamasco
inchioda il pubblico all'ascolto, alternando il racconto secco
degli eventi a squarci lirici, segnati dalla voce dolente del
sassofono di Nicola Alesini. (Simona Maggiorelli, La Nazione)
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