L’autore
John Fante è nato a Denver, Colorado, nel 1909 da un muratore abruzzese emigrato, e passa i primi anni in povertà. Nel 1929 si trasferisce in California, mantenendosi con umili lavori.
Comincia a scrivere racconti per l’American Mercury di Henry Louis Mencken.
Nel 1936 crea il personaggio di Arturo Bandini, suo alter ego, protagonista del romanzo “La strada per Los Angeles”, rifiutato dagli editori, e di “Aspetta primavera, Bandini”, pubblicato nel 1938.
Dopo “Chiedi alla polvere” (1939), considerato il suo capolavoro e “Full of life” (1952) si dedica all’attività di sceneggiatore e viene dimenticato come scrittore. La riscoperta avviene nel 1980, grazie a Charles Bukowski che fa ristampare “Chiedi alla polvere”.
Altri suoi romanzi: “Sogni di Bunker Hill”, “La confraternita del Chianti”, “Il mio cane stupido”, “Dago Red”, “Il Dio di mio padre” e “La grande fame”.
Cieco e malato di diabete muore a Los Angeles l’8 maggio 1983.
John Fante e Charles Bukowski
Tra gli amici più cari e sinceri di John Fante c’era senza dubbio Charles Bukowski.
E’ cominciato tutto nel 1980: John Martin, un piccolo editore di Santa Barbara, aveva fatto una riedizione di un libro del 1939, “Chiedi alla polvere” che gli aveva segnalato il suo autore più importante Charles Bukowski.
Bukowski l’aveva appena trovato per caso nella biblioteca pubblica di Los Angeles, aveva preso un libro a caso: “Le parole scorrevano con facilità in un flusso ininterrotto. Ognuna aveva la sua energia ed era seguita da una simile… Ecco finalmente uno scrittore che non aveva paura delle emozioni. Ironia e dolore erano intrecciati tra loro con una straordinaria semplicità… Dopo andai alla ricerca di tutte le sue opere, erano dello stesso tipo, scritti con le viscere, con il cuore per il cuore. Fante ha avuto una grande influenza su di me… Era il mio Dio. Poi l’ho conosciuto. Nel suo caso, linguaggio e personalità coincidono: entrambi sono forti, buoni e caldi”.
Bukowski celebrò a modo suo il vecchio e sfortunato amico. Con alcune poesie, inedite in Italia, pubblicate nel 1996. Nella prima poesia, dal titolo “Fante”, Bukowski scrive:
Non ha mai saputo che sarebbe diventato
famoso.
Sono sicuro che non gliene sarebbe fottuto
nulla.
Ma no, qualcosa gliene sarebbe fottuto.
John, tu sei uno dei grandi ora
sei entrato nel Libro degli
Immortali
proprio lì accanto a Dostoevskij,
Tolstoj, e al tuo amico
Sherwood Anderson.
In un’altra poesia, dal titolo “Epilogue”, dice:
Tu sei morto
ma i buoni scrittori
restano
e così resta il modo in cui mi hai aiutato
a mettere giù le righe
proprio nella maniera in cui
io volevo.
Sono felice, finalmente, di averti incontrato
anche se stavi
morendo.
Hanno scritto dello spettacolo…
Oggi nessuno si sentirebbe di negare il fatto che Jhon Fante sia una delle figure più importanti della letteratura americana. Una regia limpida, essenziale, ritmata sui colori e uno sfondo musicale di motivi del repertorio classico statunitense.
Brambilla, è bravissimo ad alternare lampi comici e confessioni intime, pause liriche e considerazioni di nitido cinismo. E alla fine, abbandonato su una sedia nel completo scuro da italoamericano elegante, viene il sospetto che Jhon Fante sia un poco anche lui.
LA REPUBBLICA
È bravo Andrea Brambilla, la sua recitazione sobria è un impasto di umorismo e malinconia.
Con bella misura, guidato dalla regia di Giorgio Gallione, Andrea Brambilla disegna, in un ricercato sottotono ricco di sfumature, il re di una famiglia e di un’esistenza sgangherata.
CORRIERE DELLA SERA
Uno humor di cui Andrea Brambilla non lascia evaporare una sola goccia.
Una prova la sua, davvero vincente.
AVVENIRE
L’attore applauditissimo al Modena. Travolgente Brambilla. Ottima interpretazione da un racconto di Fante. Il monologo di Andrea Brambilla conquista dopo pochi minuti.
Una famiglia sgangherata,uno scrittore in crisi creativa e un cane decisamente gay: “Il mio cane Stupido” travolge come un treno.
CORRIERE MERCANTILE
In una scena minimalista bordata di neon e giocata su 5 sedie/interlocutori Andrea Brambilla, per la prima volta monologante, offre un’interpretazione divertente e credibile di Fante-Molise, con pacatezza, sfumature e sensibilità davvero sorprendenti.
IL SECOLO XIX
Apprezzatissimo dal foltissimo pubblico, disposto anche a seguirlo in piedi.
LA STAMPA
Uno spettacolo sottilmente intrigante, fatto di luci ed ombre ed un racconto straordinario che ti prende dolcemente tra le sue maglie conducendoti nella stravagante vita di Henry Molise.
Un inedito Andrea Brambilla per una interpretazione delicata e forte ad un tempo.
IL GAZZETTINO
Brambilla attore serio, un successo.
Brambilla è il primo a trasporre un capolavoro di Fante sulla scena: ha lasciato da parte i propri tic comici per proporsi attore puro, interprete intenso capace di vincere una sfida durissima.
Andrea Brambilla dà vita ad uno spettacolo magnifico.
LA PADANIA
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