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IL DIO DI ROSERIO
dal romanzo di Giovanni Testori
riduzione teatrale di Valerio Binasco e Maurizio Donadoni
Regia Valerio Binasco
con Maurizio Donadoni
LA CRITICA
Sotto un'apparenza di goffaggine innocua, sotto un candore di
anima bella facile da plasmare, covano passioni violente, risentimenti,
orgogli, umiliazioni, la paura di restare sempre "sotto",
la miseria, la voglia di riscatto. È un nodo inestricabile
di sentimenti ciò che affronta Donadoni. Lo fa con una
prova d'attore meravigliosa, affidata alle sole possibilità
espressive ed evocative della voce e della parola. Difatti lui
è là, seduto in mezzo alla scena, a piedi nudi,
le gambe elettrizzate dal continuo, impercettibile moto verticale
del pedalare. È là che parla e delira, grida e freme
in un milanese che sa di polvere e periferia; e se si scioglie,
ti porta nell'acqua lenta e torbida dell'Olona. Magnifico. (Osvaldo
Guerrieri, La Stampa)
Maurizio Donadoni si cala nei ritmi serrati di una narrazione
feroce e solitaria, li esalta, vi si perde come il Pessina nel
suo breve rimorso, ne restituisce l'adrenalina e l'affanno. Un'ottima
prova per uno spettacolo teso ed emozionante. (Magda Poli,
Corriere della Sera)
A colpire in special modo è la lancinante "maschera"
interpretativa che tratteggia quell'euforia frenata, raggelata
in un imperscrutabile dolore, che variamente attraversa le tre
voci, quello slittare del Consonni in un disfacimento verbale
che prelude ad altre successive invenzioni testoriane. (Renato
Palazzi, Il Sole 24 ore)
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