REPORT
Tre autoritratti

di Roberto Buffagni e Giuseppe Bigoni
regia
Cristina Pezzoli
con
Milvia Marigliano, Barbara Valmorin, Marco Zannoni
debutto:
Pistoia, Saletta Gramsci, 25 Gennaio 2005

Debutta a Gennaio il nuovo spettacolo prodotto dall'Associazione Teatrale Pistoiese con la regia di Cristina Pezzoli, direttrice artistica del Teatro. Inedita la coppia di autori di Report: il pistoiese Giuseppe Bigoni, organizzatore teatrale al suo debutto come autore, e il modenese Roberto Buffagni, poliedrico studioso di teatro, autore, pubblicista, traduttore/adattatore, già collaboratore della regista in più occasioni.
Nel cast un trio inedito composto da due 'solide' attrici, che già in passato hanno lavorato con la Pezzoli, e un attore 'versatile': Milvia Marigliano (reduce da Al Moulin Rouge accanto Carlo Delle Piane era già stata diretta dalla regista lombarda al Festival di Benevento del 2002 in Erodiadi di Testori), Barbara Valmorin (con la Pezzoli la scorsa stagione ne Il sole dorme di Sonia Antinori e, sempre all'interno del progetto pistoiese della regista, protagonista di Vecchie di Daniele Segre, neo vincitrice del Premio Ubu 2004 come Miglior Attrice Non Protagonista della passata stagione) e infine Marco Zannoni (con un trascorso che spazia dalla scrittura drammaturgica al cabaret, dal repertorio comico al teatro classico, senza disdegnare la partecipazione alle soap o a film di successo).
Dopo Pistoia, lo spettacolo sarà in scena a Roma e in una serie di piazze del circuito emiliano e di quello toscano, per essere poi ripreso nella prima parte della prossima stagione.

Un giorno che sembra qualsiasi, un uomo sul finire della cinquantina si mette come per scherzo a raccontarsi davanti a una videocamera.

Si chiama Ettore. È sposato, ha due figlie sulla ventina. Vive in provincia, in una villetta a schiera. In gioventù, ha partecipato con grande trasporto ai moti del Sessantotto. Ha continuato a far politica anche dopo la fine di quella stagione, ma non è un politico di professione. L'impegno, l'interesse e la passione politica ci sono ancora, ma la vita quotidiana li ha fatti scivolare in secondo piano, e li ha insensibilmente tramutati in ironia, nostalgia e rimpianto. È iscritto ai Democratici di Sinistra. Non aderisce con tutto se stesso a questa scelta, ma alternative non ne vede. Il suo mondo e la sua vita non lo soddisfano, perché si sente diverso. Si sente diverso, ad esempio, dai suoi vicini Mila e Mario, una coppia senza figli che non solo ha opinioni politiche opposte alle sue (votano entrambi Forza Italia) ma per lo stile di vita impersona molto di quel che dell'Italia di oggi Ettore detesta. Eppure, con questi vicini divide gran parte della vita quotidiana: frequentazioni quotidiane, scambi di favori, e soprattutto, il rituale del barbecue, che le due famiglie celebrano insieme ogni sabato da più di vent'anni. E allora? Dove sta la diversità che Ettore sente tanto acutamente?

Il suo racconto comincia come un'autopresentazione bonariamente ironica e satirica; ma raccontarsi non è mai un atto privo di conseguenze impreviste. In questo caso, la prima conseguenza, che poi provoca tutte le altre, è questa: Ettore si sottrae al rituale del barbecue, e proprio nel punto in cui s'era sempre celebrato pianta una siepe di alloro che divide il giardinetto in comune fra la sua casa e quella dei vicini.

E questo è il primo passo: Ettore si stacca dalle abitudini quotidiane. Il secondo passo è logico, anche se imprevedibile per chi gli sta intorno: Ettore comincia a usare la videocamera per lanciare grandiosi proclami e feroci invettive. A chi? Al suo mondo piccolo, e al mondo grande: a tutti quelli che non lo amano, non lo capiscono, e gli hanno tarpato le ali (per volare dove? Mah).

Naturalmente, se il mondo grande non se ne dà per inteso, il mondo piccolo di Ettore, cioè la sua famiglia e i suoi vicini, reagisce eccome: con preoccupazione, ma anche con sdegno e sorpresa.
Ah sì? Pensa Ettore. E rilancia. Tronca i normali rapporti con tutti, famiglia compresa, e decreta che d'ora in poi, comunicherà solo a mezzo video.
E questo è il passo decisivo: finito il dialogo faccia a faccia, con le sue convenzioni e i suoi limiti di cortesia, di opportunità, di rispetti e affetti umani, Ettore inaugura uno scontro di monologhi, nel quale lui e i suoi interlocutori, parlandosi senza guardarsi in viso, rivelano di quel che pensano di se stessi e dell'altro molto più di quel che finora è stato pensabile.

Gli interlocutori di Ettore sono due donne. Mila, la vicina, una casalinga che guarda il mondo, la politica e la vita dal punto di vista degli affetti privati; e, chiamata al soccorso dalla moglie disperata di Ettore, Barbara, un'attrice che condivise con Ettore la stagione del Sessantotto, e che rimprovera a lui e al suo partito, come un voltafaccia opportunistico, quella rinuncia al comunismo, alla rivoluzione e alla politica intesa come assoluto, che invece danno ancora significato alla sua vita.

A entrare in colloquio con Ettore sono dunque, in un certo senso, le sue due anime: l'anima della vita privata e quotidiana, e l'anima della vita pubblica e festiva; l'anima delle piccole cose, e l'anima delle grandi idee; l'anima del particolare e del limitato, e l'anima dell'universale e dell'assoluto.

Ecco: lo spettacolo presenta questo colloquio indiretto, con le sue molte sorprese farsesche e tragiche. Indiretto, perché non potendo parlarsi faccia a faccia, gli interlocutori sono costretti a comunicare a mezzo video: e quindi, parlando all'altro sono obbligati a parlare anche a se stessi.

Si parlerà molto di politica, e di politica di sinistra, in questi colloqui. Ma se ne parlerà in un modo piuttosto insolito. Non si farà un dibattito di cronaca o di idee. Quel che pensano i personaggi della politica non ci interessa come guida dei perplessi al voto delle prossime elezioni politiche: per quello, ci sono i giornali, la televisione, le chiacchiere al bar, eccetera. Il rapporto dei personaggi con la politica - distanza e impermeabilità e per Mila, nostalgia e ironia per Ettore, ostentato recitare un' adesione integrale per Barbara - ci interessa per capire alcune delle esperienze, dei modi di sentire, delle indispensabili bugie, delle intime verità, che costellano l'orizzonte interiore dei nostri tre personaggi. Per capire, anche attraverso la politica, come sono fatte queste tre persone. Per disegnare, insomma, l'autoritratto di tre personaggi che, sotto altri nomi, ci è possibile incontrare quando passeggiamo per la strada, o magari quando ci guardiamo allo specchio.
Una delle funzioni e delle ragion d'essere del teatro è invece certamente quella di darci occasione di riflettere su come siamo fatti noi e i nostri contemporanei: come siamo fatti nel contrasto fra il nostro dire e il nostro fare; nel conflitto fra la nostra immagine e la nostra realtà; nel confronto fra l'idea che ci facciamo degli altri, e l'idea che gli altri si fanno di noi.

Ecco: le nostre ambizioni saranno soddisfatte se chi avrà assistito a questo lavoro non uscirà dicendosi "Ecco, la ragione e la verità stanno qui" ma "sai a chi somiglia Ettore?" O Mila, o Barbara; e subito sentirà di avere sulla punta della lingua i nomi di qualche conoscente o qualche amico (o anche il proprio: perché no?).


Si tratta - spiega Cristina Pezzoli - della rappresentazione in tono umoristico di tre vite 'al capolinea', di tre fallimenti: il fallimento della prospettiva politica di Ettore ("AVREI POTUTO…"); il fallimento artistico nella figura dell'attrice ("AVREI VOLUTO…") e quello familiare-sentimentale della casalinga Mila ("AVREI DOVUTO…"). Interessante è soprattutto il rapporto che si viene a configurare con il video e con il 'virtuale'. L'interruzione della comunicazione' che è sancita dal protagonista maschile costringe gli altri non solo ad entrare nel suo personale ed alternativo codice di interazione ma anche a guardare direttamente dentro se stessi. Da questi 'intimi colloqui' si svela l' "inautentico" delle proprie esistenze' ".


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