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ISA DANIELI
in
TOMBA DI CANI
di Letizia Russo
Premio Tondelli 2001 - Sez. Under 30 Premio Riccione
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con (in ordine alfabetico)
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Giuliano Amatucci, Sara Bertelà,
Aram Kian, Peppino Mazzotta,
Federico Pacifici
e con la partecipazione straordinaria in video nel ruolo dell'alto
grado dell'esercito di Antonio Casagrande
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regia
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Cristina Pezzoli |
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scene
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Giacomo Andrico |
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costumi
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Rosanna Monti |
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musica
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Alessandro Nidi |
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luci
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Roberto Chiti |
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foto
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Andrea Annessi Mecci |
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debutto
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Pistoia, 30 luglio 2002 |
Isa Danieli ha vinto il Premio ETI - Gli
Olimpici del Teatro 2003 come miglior attrice protagonista.
Peppino Mazzotta (protagonista maschile) ha vinto invece il
Premio Salvo Randone/ Primafila come miglior attore giovane.
Lo spettacolo ha ricevuto altre due nomination ai Premi ETI
- Gli Olimpici del Teatro 2003: Cristina Pezzoli (Miglior Regia)
e Letizia Russo (Miglior Novità Italiana). |
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NOTE DI REGIA
"I minuti non passavano mai, ma gli anni volarono."
Mi tornano a mente le parole di un altro autore contemporaneo,
Danilo Macrì, per parlare di Tomba di cani di Letizia Russo.
L'infinita lentezza del tempo quotidiano e al centro di questa
scrittura evocativa e potente.
" Nel tempo presente. In una nazione sta per finire una lunga
guerra
"
I personaggi di Tomba di cani, uomini e donne degradati ad una
condizione di sopravvivenza, non fanno altro che aspettare. Aspettano
che finisca la guerra. Aspettano che passi la vita.
Un problema teatrale grosso l'assenza - apparente - di azione
che caratterizza circa due terzi del testo. Una sfida che va accettata,
non snaturata.
Il luogo di questa guerra è il cerchio chiuso di una famiglia,
dove l'eccesso di vicinanza costringe gli esseri umani a diventare
il peggio di se stessi.
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E' sorprendente, data la giovane età di Letizia Russo,
la quantità di riferimenti teatrali che sembra aver tenuto
presente nella scrittura dei suoi personaggi e della storia.
Glauce, vedova senz'occhi, seduta su una sedia a rotelle, come
su un trono, è un Edipo femmina, un'Ecuba condannata
a veder scomparire tutti; il suo rapporto con il figlio Johnny
- scartato alla leva militare perché "non aveva
le misure del soldato" - , condannato a vivere la sua stanca
guerra non in trincea, ma a casa con la madre, ricorda quello
di Hamm e Clov in Finale di partita, ed è una specie
di ritorno di Agamennone da Troia quello del soldato Luther
da Cinossèma, la tomba del cane - quel pezzo di mare
in cui la leggenda vuole sia morta Ecuba.
E a ciò si aggiunge l'estrema raffinatezza della scrittura
che ha una disposizione anaforica, cioè ripetitiva, come
le ripetizioni bibliche o della fiaba popolare, in cui la ripresa
ripetuta di alcune espressioni ottiene un effetto cumulativo
o diminutivo di straordinaria espressività. Queste ripetizioni
sono una grammatica in azione, non possono essere 'tagliate',
come si farebbe per un testo verboso e ridondante.
Tomba di cani è un testo che costringe a fare esperienza
della forma e ad udire come la grammatica si sia fatta musica
per raccontare il copione illimitato del tempo e del mondo.
Ma soprattutto è, a mio parere, un atto di esistenza,
in cui lo scandalo della vita sciupata, dell'inerzia che non
è assenza di movimento, ma lento scivolare verso l'urto
frontale con il destino, diventa un grido di disperazione senza
melodramma. Una tragedia contemporanea.
Cristina Pezzoli
La Giuria del Premio Tondelli 2001 (composta da Franco Quadri,
presidente, Vincenzo Consolo, Elena De Angeli, Luca Doninelli,
Marisa Fabbri, Mario Fortunato, Maria Grazia Gregori, Massimo
Marino, Enzo Moscato, Luca Ronconi e Renzo Tian) ha così
motivato la sua scelta:
"per la forza rabbiosa con cui questa acuta stupefacente
ventunenne, senza trascurare la lezione di Sarah Kane ma con
una propria sentita impronta, rappresenta un mondo condotto
all'ultimo stadio dalle ferite di una guerra disperata e stremante,
giovandosi di una scrittura aspra e voluta, ma di immediato
rilievo scenico per raccontare un'umanità primordiale
ma forse futuribile, densa di richiami mitici e assai prossima
a un'arcaica comunicazione con il regno dei morti. Se qualche
disagio mina lo svolgersi dei fatti, emoziona nel profondo la
costruzione singolarmente viva dei personaggi, vessati dal dolore,
toccati dai rimorsi e tentati dal tradimento, che manifestano
la loro angoscia attraverso lunghi dialoghi evocatori di un
passato dalle poderose immagini, dove il lacerarsi dei corpi
si accompagna a un fermo sentimento della famiglia e dei principi
fondamentali, infranti per sempre dall'ineluttabilità
di una fine guardata con pietà come se si trattasse d'un
ritorno agli inizi".
LETIZIA RUSSO si presenta
Letizia Russo è nata a Roma, il 22 dicembre del 1980.
ha tre fratelli.
Ha studiato al liceo classico Aristofane di Roma, non frequenta
l'università.
la prima esperienza di scrittura teatrale risale al 1998, per
il concorso scolastico "Grinzane Cavour- Grinzanescrittura":
il "Dialogo fra Pulcinella e Gesù" ha dato
poi vita al suo primo testo, "niente e nessuno", andato
in scena per la prima volta nel Festival Per Antiche Vie del
Teatro di Roma nell'agosto 2000, a Castelnuovo di Farfa, con
Ciro Damiano, Alessia Giuliani e Giancarlo Ratti diretti da
Marcello Cotugno.
Nel settembre 2001 ha vinto il premio Pier Vittorio Tondelli
nell'ambito di "Riccione Teatro" 2001.
ha partecipato al Teatrogiornale di Radio3 ideato da Roberto
Cavosi.
nell'anno 2002 il Festival di Candoni Arta Terme le ha commissionato
un nuovo testo.
anche il National Theatre di Londra le ha commissionato un testo
per il 2002, destinato a una compagnia di giovani attori. collabora
all'A.g.i. non fuma (sigarette)
non beve.
non abbaia.
non sporca.
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APPUNTI DI SCRITTURA
in un paese c' è una guerra. in un paese c'è due
persone. una vecchia punitrice di se stessa più un figlio
che non parla quasi mai, non bisogna far caso alle battute. più
i cosiddetti amici, più i cosiddetti vicini di casa e il
cosiddetto amore la morte l'inaspettato e tutto il resto. in un
paese c'è. gente che sopravvive alla guerra. alla guerra
fatta per l'acqua alla guerra fatta per sopravvivere non per rubare
terra non per rubare bandiere non per fare i quattro cantoni di
un paese più bello e più grande che pria. in un
altro paese nel nostro tempo c'è una tomba. solo quella
resta, alla fine della guerra. delle guerre direi, se non suonasse
morale e la morale io mi ci pulisco il culo. un paese diventa
tomba di se stesso della carne che lo abita. cani. questo siamo.
costole occhi lingua. perché ho scritto. perché
quello che faccio è guardare intorno. guardare dentro.
ma di capire non mi va non mi interessa poi tanto. questa è
la storia. di un paese nel nostro tempo. questa è una storia.
di un paese che inghiottisce se stesso i suoi cani la sua carne.
questa è. una storia. niente più che questo. ci
trovi dentro magari un po' di grecia ci trovi dentro magari un
po' di occidente che sarà ci trovi dentro magari un po'
degli amici che ti hanno tradito un po' delle donne che ti hanno
tradito un po' della penombra della casa del vicino, quelle case
che le vedi solo di sfuggita solo l'ingresso mentre aspetti l'ascensore
e la volta che le vedi per bene è quando ci hai un conto
da regolare e ti accorgi che i suoi mobili non sono migliori dei
tuoi. ci trovi delle cose dentro e altre non ce le troverai. va
bene pure così. questa è la storia di tomba di cani.
cinossèma. il confine. il luogo lontano. la dogana. il
deserto.
Letizia Russo
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