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TOMBA DI CANI
di Letizia Russo
Regia Cristina Pezzoli
con Isa Danieli e con (in ordine alfabetico) Giuliano Amatucci, Sara Bertelà, Aram Kian, Peppino Mazzotta, Federico Pacifici


LA CRITICA

"Indimenticabile e superba l'interpretazione di Isa Danieli che, con gli occhi tappati da cerotti per tre ore, ci dà una Glauce dolente, incattivita, disincantata (scioccante e insopportabile eppure miracolosamente pudica la scena del bagno nella quale l'attrice si espone seminuda esibendo il corpo sfatto e la tremula carnalità di una vecchia). Splendida e convincente la prova degli altri interpreti". (Cesare Sartori, La Nazione)

"La scrittura di Letizia Russo prende corpo proprio nei momenti in cui mette a confronto dolori privati, spezzature familiari, violenze di individui su individui fra le pareti di casa, dove il quadro più generale di una condizione bellica sembra restare una semplice cornice o a uno spunto per dar luogo a ulteriori meccanismi che producono morte… Nulla sfugge alla mano sicura di Cristina Pezzoli, alla quale va dato il merito di essersi impegnata con il teatro di Pistoia da lei diretto in un coraggioso progetto su testi di giovani e, che già a partire da questo copione mette in campo tutta la sua finezza di lettura in un sapiente gioco scenico sulla ruvida parete a scivolo". (Antonio Audino, Sole 24 Ore)


"Un testo inquietante e di rara forza, un dramma moderno dell'incapacità di vivere e opporsi alla tragedia della storia, il racconto con echi classici di una violenza che tutto contamina e distrugge, scritto con un linguaggio secco e intenso, forte di iterazioni e ripeticioni come ferite e sottolineature, senza congiuntivi, in una sospensione tra presente, nostalgia per un passato indefinito e la mancanza di un vero futuro... Uno spettacolo tra i pochi che coinvolgono e spiazzano di questa stagione". (Paolo Petroni, Corriere della Sera)

La calma con cui sono presentate queste atrocità ha fatto parlare di Sarah Kane, l'ormai leggendaria commediografa inglese visitata da fantasmi di violenza. Di suo comunque l'esordiente Letizia Russo esibisce un sensod el teatro notevolissimo. La lingua, un parlato quotidiano dentro cui si intreccia un sottile gioco di richiami quasi sublimali verso simboli e miti della classicità, è maneggiata con sicurezza e senza il minimo sfoggio di bravura, mentre i dettagli minuti dell'azione sono precisati in didascalie che evidenziano un superbo controllo sul materiale. (Masolino D'Amico, (La Stampa)

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