Commedia effervescente, leggera quanto basta, sicuramente elegante, che mette a nudo le piccole menzogne della vita, ma anche le grandi verità.
Al centro della commedia, Giuliana e Vittorio, "una bellissima coppia", sostiene lui, avvocato di grido, al servizio di una clientela danarosa. Lei, una donna di classe, tre figli e una nipotina arrivata da pochi giorni, la pensa un po' diversamente e una sera, proprio nel momento in cui la coppia è pronta per andare a cena da amici, Giuliana si rifiuta di uscire di casa. Il cocktail di soldi, successo e unità familiare dovrebbe essere la ricetta ideale per una vita perfetta. Evidentemente non ha funzionato troppo bene, oppure ha esaurito il suo effetto: Giuliana decide di aprirsi al marito e di confessargli insicurezze e delusioni.
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| La critica
La sottigliezza dell’incalzante dialogo è all’altezza della più sferzante commedia sofisticata, rimandando uno spaccato generazionale argutamente esaltato dalla regia vivificante di Piero Maccarinelli, particolarmente a suo agio con testi contemporanei. Ma la garbata favola dei nostri giorni trova esaltante valenza soprattutto dall’apporto interpretativo di una coppia di rara consonanza, costituita dalla grazia maliziosa che Stefania Sandrelli presta all’abdicatoria Giuliana e dalla sostanziale fermezza con cui Luciano Virgilio innerva l’apparentemente dimissionario Vittorio, turbato ma non vinto dalla confessione coniugale. È autentica gara di bravura che i due protagonisti affrontano opponendo alla recriminazione di lei l’accorta misura equilibratrice del suadente avvocato, abilissimo nel smussare le punte aguzze di una malinconia esistenziale che via via si colora delle tinte sgargianti del paradosso.
HYSTRIO 2, 2006 (Gastone Geron)
La commedia è il gioco delle parti tra lui e lei, per scoprire le insicurezze e anche la solitudine di una coppia di cinquantenni di successo, ormai affrancati dai figli cresciuti e in cerca di un nuovo ruolo affettivo. È un piccolo calendario di interrogativi domestici, delusioni generazionali, dubbi abissali alle soglie della maturità, alibi che cadono portati via dal tempo. Non si va mai veramente a fondo, ballando, anche con classe, sulla superficie di problemi che nella realtà hanno ben altro riscontro. Ma non sembra poi tanto grave, dopo “un’ora e mezza di ritardo” sui propri pensieri, per il piacere di vedere recitare dal vivo Stefania Sandrelli (che non nasconde l’emozione, anche ringraziando con un sorriso garbato l’applauso rituale che saluta il suo ingresso in scena) e il bravissimo “conduttore” Luciano Virgilio.
IL MANIFESTO (Gianfranco Capitta)
Testo scritto con grande abilità – c’è erotismo, c’è la vecchiaia, c’è la terribile consuetudine matrimoniale – e capace di scherzare con i luoghi comuni del dialogo coniugale, dove l’uomo vuole essere tutto ragionamento e la donna afferma il primato delle sensazioni…
(…) una commedia così aggraziata e piacevole, tutta punteggiata di ironia e acume…
A questo punto lo spettacolo è perfetto, nasce da questo affiatamento, da questa solidarietà che risolve i problemi e apre al gioco degli artisti, al loro divertimento, a uno stare bene in scena che permette anche alla Sandrelli di dispiegare la disinvoltura e la nonchalance di una star.
AVVENIMENTI (Marco Antonio Lucidi)
Per il suo ritorno alla scene, mai molto frequentate, la Sandrelli ha scelto questo copione trapiantato da Michele Ainzara in una Milano manageriale… Costruito con abilità e la Sandrelli riesce a dare concretezza carnale anche alle bollicine di champagne del suo personaggio da casalinga inquieta. Il resto lo fa la millimetrica regia di Piero Maccarinelli, e un partner, anzi uno sparring partner, di classe come Luciano Virgilio, perfettamente in parte.
LA REPUBBLICA (Nico Garrone)
Una commedia di aerea e intelligente brillantezza, dunque, che vede tornare sul palcoscenico Stefania Sandrelli, a restituire disinvoltura di accattivante simpatia i panni di una donna di classe inquieta e un po’ viziata. Accanto a lei, sull’ariosa eleganza della scena firmata da Francesco Zito, Luciano Virgilio che, con corposità di sfaccettata sapienza interpretativa, cesella il personaggio del marito. Segnando il punto di forza di una realizzazione che l’agile regia di Piero Maccarinelli va guidando con ritmo lucido di sorridente scorrevolezza.
IL TEMPO (Antonella Melilli)
Eppure, anche in questo sfogo con il marito Vittorio, un francamente desiderabile marito-attore di gran tempismo come Luciano Virgilio, la matura, svampita (quel tanto che serve) Giuliana della Sandrelli fa delle lacrime come delle risate qualcosa di sexy. Se il cinema le è nelle corde per cultura, certo è che sul palco è a casa propria, compresi i momenti in cui, come incantata, rallenta il ritmo delle battute e provoca l’impennata mattatoriale del generoso “garante” Luciano Virgilio.
Scorre senza pesare l’inedito duo di voci e gesti quotidiani – carezze di parole, violenze di pensieri che fermano lo svolgersi scontato della pellicola di una vita – e gli spettatori, almeno qui a Torino, vorrebbero che continuasse ancora…
IL CORRIERE DELLA SERA (Claudia Provvedini) |